Comunicato stampa 4 Marzo 2015

Forte sostegno all’iniziativa di protezione in Consiglio nazionale:
tuttavia una chiara maggioranza ha votato contro a causa delle imposizioni
di gruppo

Il dibattito del 4 marzo in Consiglio nazionale lo ha mostrato chiaramente: l’iniziativa popolare «Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare», depositata a fine 2013 con 110’000 firme, ha raccolto un sostegno forte e convincente. L’ «Iniziativa di protezione» è stata ampiamente discussa dai media nel periodo precedente i dibattiti parlamentari. Il consiglio plenario è stato teatro di accesi diverbi tra sostenitori e oppositori. L’esito finale con 36 Sì contro 134 No e 12 astensioni non è tanto espressione di una riflettuta convinzione da parte dei parlamentari, quanto piuttosto dei vincoli di gruppo, evidentemente dominanti in tutti i partiti ad eccezione del gruppo UDC. La battaglia alle urne avverrà in ogni caso senza imposizioni da parte di gruppi parlamentari.

Nel periodo precedente i dibattiti parlamentari i media avevano pubblicato numerosi commenti. Va in particolare evidenziata l’intervista apparsa il 4 marzo 2015 sul «Tages-Anzeiger» e rilasciata dallo psicoterapeuta dell’infanzia Allan Guggenbühl, il quale nutre dubbi sull’utilità dell’educazione sessuale fornita dalle scuole. Riguardo alla prevenzione vi è inoltre il rischio che si adottino misure eccessive. Egli ha sottolineato che «è ingenuo credere che i bambini cambino radicalmente il loro atteggiamento nei confronti della sessualità grazie a lezioni impartite dalla scuola.» Perché dunque non optare per il concetto di una pedagogia sessuale equilibrata proposto dall’iniziativa popolare? A tale domanda purtroppo non è stata data risposta.

Forte sostegno a favore dell’iniziativa di protezione

Complessivamente dieci relatori hanno esposto un’ampia gamma di argomenti convincenti e incisivi a favore dell’iniziativa popolare. Sebastian Frehner (UDC/BS co-presidente del comitato d’iniziativa) ha fatto il punto: «le lezioni di educazione sessuale nella scuola dell’infanzia sono del tutto fuori luogo!». Il vodese Jean-Pierre Grin ha spiegato efficacemente al plenum il motivo per cui l’iniziativa popolare non ingerisce in alcun modo sulla sovranità cantonale. I diritti fondamentali non limitano la sovranità cantonale in materia di istruzione.

Gli oppositori dell’iniziativa popolare hanno illustrato a più riprese di non aver compreso la richiesta principale dell’iniziativa, vale a dire la protezione dei bambini d’età fra i 4 e gli 8 anni da lezioni di educazione sessuale che offendono il loro pudore. Primo fra tutti, il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha raccomandato di respingere l’iniziativa ritenendo che essa non protegga i bambini e i giovani dalla violenza sessuale, da malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate. Che si sia del tutto sbagliato nel valutare l’età dei bambini?

Divertente l’intervento davanti al plenum da parte di Hans-Peter Portmann (PLR/ZH), il quale ha spiegato che la relatrice della commissione Galladé avrebbe rivendicato presso il dipartimento dell’educazione di Basilea Città un box del sesso; quest’ultimo le sarebbe però stato rifiutato poiché non ritenuto idoneo per un tale pubblico target! Che i Basilesi abbiano sempre ancora qualcosa da nascondere?

Su un punto l’iniziativa ha suscitato il rispetto di diversi suoi oppositori: a loro parere essa avrebbe già raggiunto molti risultati; avrebbe infatti evidenziato qua e là le lacune presenti in materia di educazione sessuale, indotto tagli al programma d’insegnamento 21, reso più moderate le lezioni di educazione sessuale a Basilea e contribuito alla chiusura del «Centro di competenza pedagogia sessuale a scuola» di Lucerna. Gli stessi oppositori sono quindi giunti alla conclusione che l’iniziativa avrebbe potuto essere ritirata avendo già ottenuto tutto ciò che si era prefissata. Ben lungi da ciò, ha replicato Toni Bortoluzzi (UDC/ZH), fintanto che l’UFSP prevede nella sua pianificazione strategica l’introduzione di lezioni obbligatorie di educazione sessuale a partire dalla scuola dell’infanzia.

Allontanandosi dagli aspetti centrali, Yvonne Gilli (Verdi/SG) ha argomentato come segue: «Vi sono dei diritti fondamentali sessuali ed è compito di tutti noi proteggerli»; questo giustificherebbe a suo parere l’introduzione di lezioni obbligatorie di educazione sessuale a partire dalla scuola dell’infanzia. Va però osservato che proprio tali diritti fondamentali non sono disciplinati né nel diritto costituzionale scritto né in quello non scritto. L’argomentazione riportata va quindi piuttosto vista quale espressione della «déformation professionnelle» di una consigliera nazionale, la quale è nel contempo presidente del gruppo d’interesse «Salute sessuale Svizzera». E se avesse scoperto una nicchia di mercato e intendesse farne un business? (cfr. al riguardo l’affermazione di Allan Guggenbühl sul «Tages-Anzeiger»).

Giù le mani dai nostri figli!

Alcuni oppositori dell’iniziativa, come ad esempio Bea Heim (PS/SO), ritengono che «le lezioni di prevenzione nelle scuole dell’infanzia senza contenuti sessuali non proteggano dagli abusi dei bambini»: In tal modo l’iniziativa farebbe il gioco dei pedofili. «Sbagliato!», hanno detto i sostenitori rinviando a specialisti del settore fra cui il prof. Remo Largo. Anche Allan Guggenbühl ha detto in un’intervista: «Se vengono interpellati direttamente, i bambini provano vergogna». È quanto conferma anche la terapeuta germanica in materia di traumi e psicologa diplomata Tabea Freitag di Hannover: «Se un piano d’insegnamento prevede obiettivi definiti in modo preciso per le lezioni di educazione sessuale a partire dalla scuola dell’infanzia (dai 4 anni d’età), allora vi è un grande pericolo che l’insegnante dia al bambini risposte che superano chiaramente la portata delle domande da loro poste. In tal caso molti bambini non sono più in grado di valutare le risposte ricevute e rimangono disorientati. I sentimenti di vergogna e i limiti dei bambini vengono in tal modo violati favorendo in ultima analisi gli abusi sessuali.»