Comunicato stampa,16 gennaio 2015

La CSEC del Consiglio nazionale non vuole proteggere i bambini
da un’educazione sessuale che viola i giusti limiti

Dopo aver sentito il comitato e periti in materia, la Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio nazionale (CSEC-N) ha respinto a maggioranza ieri, 15 gennaio 2015, l’iniziativa popolare «Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare». Pregevoli relazioni da parte del Comitato d’iniziativa – tenute dalla prof. dott. Suzette Sandoz (Lib./VD) e dal dott. Sebastian Frehner (UDC/BS) – nonché da specialisti non sono riuscite a far cambiare opinione ai membri della Commissione. A causa di numerose affermazioni erronee contenute nel messaggio del Consiglio federale sull’iniziativa e di posizioni ideologiche improntate a preconcetti, i politici si sono astenuti dall’accogliere testimonianze e rapporti fattuali.

Dal messaggio del Consiglio federale sull’iniziativa emerge a più riprese che «nessuno pianifica l’introduzione di lezioni di educazione sessuale a partire dalla scuola dell’infanzia»: i rappresentanti del Comitato d’iniziativa hanno affermato che tale affermazione è erronea e indicato i due documenti strategici dell’Ufficio federale della sanità pubblica («Documento di base in materia di pedagogia sessuale e scuola» e «Programma nazionale HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili (PNHI) 2011–2017»), i quali prevedono espressamente l’introduzione di un insegnamento obbligatorio di educazione sessuale sull’intero territorio svizzero a partire dalla scuola dell’infanzia. L’iniziativa popolare rappresenta l’unico baluardo contro questo indottrinamento statale ad opera dell’UFSP.

Il Consiglio federale ha affermato almeno 12 volte che «le lezioni di prevenzione prive di contenuti di educazione sessuale non offrono una protezione contro le aggressioni sessuali»: come illustrato dai rappresentanti del comitato, si tratta di un’affermazione erronea; secondo il prof. dott. Remo Largo, medico svizzero e autore di saggi sul tema dell’educazione, «nei primi sei anni di scuola elementare le lezioni di educazione sessuale non sono per nulla necessarie». Una lezione di prevenzione che includa l’educazione sessuale sarebbe priva di fondamento scientifico e condurrebbe solamente a una violazione dei sentimenti di pudore dei bambini. Il Comitato d’iniziativa è persuaso che basta rendere consapevoli i bambini che le loro parti intime non devono interessare nessun altro. I bambini devono anche sapere che quando il pericolo incombe si dice basta; inoltre è necessario che essi sappiano a chi rivolgersi in caso di aggressione. Per contro, i bambini d’età fra i 4 e gli 8 anni non necessitano ancora di alcuna lezione in materia di relazioni sessuali.

La professoressa di diritto dott. Suzette Sandoz ha spiegato al riguardo che non è ammissibile affermare che l’iniziativa ingerisce sulla sovranità cantonale nel settore scolastico. Piuttosto, l’iniziativa rafforzerebbe i diritti fondamentali dei bambini e dei genitori nell’ambito della sfera familiare. Chi svolge compiti statali è vincolato ai diritti fondamentali ed è tenuto a contribuire alla loro realizzazione. Dal rimprovero mosso dal Consiglio federale agli autori dell’iniziativa traspare anche un certo qual cinismo, in considerazione del fatto che è proprio un Ufficio federale, l’UFSP, a voler imporre a tutti i Cantoni una lezione obbligatoria di educazione sessuale a partire dalla scuola dell’infanzia.

La maggioranza della Commissione non ha voluto allinearsi nemmeno alle parole ammonitrici della psicoterapeuta diplomata e autrice di un libro su tale tematica Tabea Freitag, la quale ha messo in guardia da lezioni di educazione sessuale non appropriate all’età come quelle definite dall’UFSP nei suoi documenti strategici. Tali lezioni lederebbero i sentimenti di pudore dei bambini e condurrebbero a una violazione dei giusti limiti nella sfera intima. I documenti strategici dell’UFSP si rifanno nei loro contenuti ampiamente alle teorie di esponenti di pedagogia sessuale tedeschi, soprattutto del prof. Uwe Sielert, le cui opinioni si riconducono alle teorie della mitologia degli istinti e neomarxiste di Wilhelm Reich. Reich vedeva nella «liberazione sessuale» dei bambini il presupposto per il superamento della famiglia borghese. Sielert sostiene inoltre la pedagogia sessuale emancipatrice dell’attivista pedosessuale tedesco Helmut Kentler. Contro questa «corrente a favore dell’educazione sessuale», messa in atto dall’OMS e dalla Germania, la quale si è estesa anche alla Svizzera, soltanto l’iniziativa popolare offre una protezione.

16.01.2015

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