Comunicato stampa, 28.11.14

Il Consiglio federale ignora i lati oscuri di una
pedagogia sessuale dai connotati ideologici

Con un “messaggio” al Parlamento il Consiglio federale ha respinto l’iniziativa popolare “Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare”. Non ritiene che sussistano ragioni che giustifichino quanto richiesto dall’iniziativa poiché “nella scuola dell’infanzia e sino alla fine della scuola primaria attualmente non viene impartita nessuna lezione di educazione sessuale propriamente detta”. Di avviso contrario è invece, proprio lo stesso giorno, il Tribunale federale, che ha respinto la richiesta di dispensa formulata da alcuni genitori basilesi, che volevano esonerare i figli dalla frequentazione dell’insegnamento obbligatorio in materia di sessualità imposto dal Cantone. Ora la domanda è: “Cos’è giusto?” e “Chi ha ragione?”. La verità è che l’iniziativa popolare si schiera contro gli obiettivi dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), che prevede l’introduzione a livello nazionale dell’insegnamento obbligatorio in materia di sessualità a partire dalla scuola dell’infanzia (vedi piano PNHI 2011-2017). Nel Cantone di Basilea Città, questa forma d’insegnamento è già stata dichiarata obbligatoria a partire dalla scuola dell’infanzia. Ancora peggio dell’evidente ignoranza del Consiglio federale è il considerare “scientifici” i documenti di base sulla pedagogia sessuale dell’UFSP, nonostante questi si basino su lavori controversi e tutt’altro che scientifici pubblicati da pedagoghi sessuali vicini a cerchie pedofile.

Finora il senso e la necessità di un insegnamento sessuale alla scuola dell’infanzia e nei primi due anni della scuola elementare non erano mai stati sorretti da una giustificazione scientifica. Generalmente poi i bambini di questa età non nutrono che un interesse marginale nella questione. Lo stesso Tribunale federale, nella sua sentenza in merito alla richiesta di dispensa, ha rammentato che l’interesse pubblico in questo campo può essere soddisfatto anche solamente con un insegnamento “a partire dalle classi superiori”. Secondo però il piano PNHI 2011-2017, l’UFSP mira a rendere obbligatorio a livello nazionale l’insegnamento in materia di sessualità a partire dalla scuola dell’infanzia. Questa volontà appare motivata più da ragioni ideologiche che non scientifiche. L’obiettivo che si persegue è l’introduzione di una “pedagogia sessuale della pluralità”, come intesa da Uwe Sielert (l’autore varie volte citato nel documento dell’UFSP sulla pedagogia sessuale in ambito scolastico) e la “denaturalizzazione di eterosessualità, generatività e del nucleo famigliare” (Sielert). Il livellamento o il danneggiamento del senso del pudore distrugge la capacità di resistere dei bambini e degli adolescenti in rapporto ai sani limiti della sessualità. Ciò che si ottiene sono bambini confusi, lesi nella loro integrità, vulnerabili alle violazioni sessuali (vedi chat su Internet e sexting) e all’abuso.

Il «Lehrplan 21» (Piano di studi 21) ha ripreso dei concetti fondamentali dell’iniziativa: fino alla terza elementare non prevede alcuna forma d’insegnamento in materia di sessualità. Il «Lehrplan 21» e il Tribunale federale danno perciò ragione all’iniziativa popolare, il cui scopo principale è vietare l’insegnamento in materia di sessualità prima del nono anno d’età, consentendo invece lezioni volte a prevenire gli abusi.

28.11.2014

Download PDF