il quotidiano italiano, 17.04.12

Svizzera, una petizione contro l’educazione sessuale nelle scuole

BERNA – Educazione sessuale in classe? Sì, ma non prima di aver compiuto 12 anni. Parola del centrodestra svizzero, che si sta mobilitando con una raccolta firme per ridurre al minimo i corsi informativi nelle scuole elvetiche. Gli organizzatori, perlopiù democentristi, hanno tempo fino al 17ottobre 2013 per raccogliere le almeno 100mila sottoscrizioni necessarie per discutere la proposta.

La polemica era scoppiata già un anno fa, quando 30 istituti di Basilea avevano consegnato ai bambini, non più piccoli di quattro anni, un kit di pupazzi e riproduzioni in plastica dei genitali maschili e femminili. L’impulso precoce alla conoscenza del sesso era stato giustificato con una maggiore consapevolezza dei fanciulli, pronti così a respingere attenzioni indesiderate. La materia è diventata obbligatoria a partire dal nono anno di età.

I conservatori dell’Unione democratica di centro, il maggior partito svizzero, non ci stanno. Hanno preparato una petizione, intitolata “Protezione della sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare”, sostenuta anche da alcuni esponenti liberali e popolari, alleati peraltro nella coalizione di governo. Insegnamento facoltativo dai nove anni, obbligatorio dai 12: questa è la loro intransigente richiesta.

Nei mesi scorsi anche il vescovo di Coira, Vitus Huonder, noto per le sue vedute tradizionaliste, aveva stigmatizzato l’insegnamento dei piaceri del corpo ai più piccoli, prendendosi una vagonata di critiche. “L’insegnamento sulla sessualità umana rientra tra le mansioni della scuola, che non deve rinunciarvi”, aveva replicato il porporato di Basilea Felix Gmür. “Quando si tratta di diritti umani – aveva replicato Thomas Wipf, numero uno del protestantesimo europeo –  il vescovo Huonder e io viviamo su due pianeti differenti”.

 

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